Storia del territorio

Civiltà contadina: le attività e i lavori in cascina

Fino agli anni 50, Cascina Farisengo - così come tutte le cascine cremonesi di vaste dimensioni - ospitava 13-15 famiglie di lavoratori (ognuna aveva di solito più di 10 componenti per famiglia). I contadini abitavano nelle case coloniche situate intorno all'aia e lavoravano all'interno della struttura o in aziende agricole vicine svolgendo diverse mansioni. Vi erano ad esempio i Bergamini che si occupavano del bestiame e della mungitura e i Casari addetti alla preparazione dei formaggi. Vi erano poi i Contadini veri e propri che si occupavano del lavoro nei campi: aratura, semina, erpicatura, raccolto, taglio del fieno. E infine i Cavallanti o Bifolchi che si occupavano del lavoro nei campi con l’impiego degli animali (cavalli o buoi) e in più accudivano gli animali. Le cascine erano un tempo piccoli paesi: tutti avevano un compito o un ruolo ben preciso e tutti collaboravano alla organizzazione all'ordine all'interno della struttura. Oltre ai contadini, c'era chi svolgeva mestieri artigiani, quali il fabbro, il falegname o il ciabattino. Normalmente nella Cascina viveva anche il Fattore (capo uomo), responsabile dell’intera Azienda Agricola che organizzava il lavoro dei contadini. Il fattore rispondeva solo e unicamente al padrone con il quale aveva un rapporto di fiducia e con il quale si teneva in contatto quotidianamente. Il fattore riceveva il doppio del compenso degli altri lavoratori in azienda.  

Fare San Martino

Ai primi di novembre il contratto di lavoro era annualmente rinnovato, per alcuni rescisso. Il giorno 11 novembre, nella ricorrenza di San Martino, sulle strade infangate o polverose si alternavano i carri che partivano ad altri che arrivavano nella cascina. Ancora oggi, Fare San Martino o Fare sanmartino (fàa Sàn Martéen o fàa Sàn Martín) è un modo di dire usato nel territorio a vocazione agricola della pianura padana e significa cambiare lavoro e luogo di lavoro o, in senso più ampio, traslocare.

Vuoi scoprire come vivevano i nostri nonni? Organizza la tua visita alla casa-museo di Cascina Farisengo e richiedi il libretto dedicato alla cività contadina.

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14 aprile 2018: Camminata storica nel Parco del Po

Una passeggiata all'interno del Parco del Po e del Morbasco in occasione dell'anniversario della battaglia romana cosiddetta dei 4 imperatori tra i pretendenti alla successione di Nerone. Un percorso tra storia e natura di Cremona con notizie e commenti tratti dai testi di Tacito e Svetonio letti dall'attore Massimiliano Pegorini. E' quanto stiamo organizzando per il prossimo 14 aprile in collaborazione con l'associazione culturale CrArt di Cremona per rievocare gli eventi del 69 d.C. in cui morirono oltre 100mila persone. Un momento per ricordare avvenimenti del passato ma anche per conoscere meglio il nostro territorio. Scopri di più sulla battaglia Dopo la camminata, alla presenza dell'Amministrazione comunale, sarà inaugurato il tempietto di Farisengo dedicato ai 4 contendenti Galba, Otone, Vitellio e Vespasiano. E, a seguire, sarà organizzata una piccola merenda per tutti i partecipanti grazie al supporto di aziende partner. Save_the_date_Battaglia_romana_14_aprile_camminata_storica

Info pratiche:

L'appuntamento è per sabato 14 aprile alle ore 14.30 presso Cascina Farisengo (Via Farisengo 2, Bonemerse) Il percorso è facile e adatto a tutti (circa 3 km) Per informazioni su modalità e quote di partecipazione: info@farisengo.it oppure info@crart.it

Storia di Farisengo e della famiglia Anselmi

A quando risale la costruzione di Cascina Farisengo e a chi apparteneva questa proprietà? La risposta a questa curiosità ci porta lontano nel tempo, fino ad arrivare al 965 d.C., anno in cui la località di nome Farisengo viene citata per la prima volta in un documento scritto (vd. Stele - immagine qui sotto). In seguito, e parliamo del 1100, Farisengo viene citata in diverse mappe dell'epoca nonchè in numerosi passaggi di proprietà. Nelle pergamene del Monastero di S.Sigismondo del 1176, ad esempio, la localit curtis qui dicitur Farisengus indicava una parte della Ripa alta, ovvero un tratto allora lambito dal fiume Po. Per contro, sin dal secolo XVIII si parla di "Po morto" di Farisengo come area interessata da vari Bodri* a segnale del precedente passaggio fluviale nella zona. * I "Bodri" sono il risultato di un fenomeno particolare presente nella golena del Po. Si tratta di piccoli laghetti di forma circolare venutisi a creare a seguito delle grandi piene del fiume.
Il primo documento storico di Farisengo in cui si legge la data 965

Dal 1500 al 1800

Nel Catasto di Carlo V (1551-1561), Farisengo viene descritto come area di boschi e arginature, di rive boscose, terreni ancora impaludati e ricca promiscuità di colture: dai pascoli alla vite, dai prati agli orti e ai giardini. Per la prima volta si parla di un "viridarium", ovvero di un primo giardino organizzato. Dalle carte del Catasto di Maria Teresa d’Austria (1723) la maggioranza dei terreni del territorio risulta aratorio con numerosi alberi da cima (querce, platani, carpini, olmi). Tra i cascinali di questo periodo viene dato risalto alla “cascina paese” di Farisengo,  descritta di pregio per la sua struttura architettonica rimasta intatta fino ai giorni nostri. Nei secoli, nell’elenco dei proprietari che si sono succeduti si ricordano – intervallati da molteplici ordini religiosi - dal 1450 al 1600 Bartolomeo Fodri e discendenti (ricchi gabellieri con palazzo in città); tra la fine del 1600 e il 1700 i nobili Bonetti e dal 1800 l’attuale famiglia (originariamente Anselmi).  

La famiglia Anselmi

Gli Anselmi nell'Ottocento erano una famiglia borghese di commercianti di lino e fin dagli inizi della restaurazione parteciparono alla vita politica della città. Venceslao Anselmi, in particolare, insieme al fratello Tito, continuò l'attività del padre investendo parte dei guadagni nell'acquisto di palazzi in città e cascine intorno a Cremona. Tra i palazzi, ricordiamo Palazzo Zignani, oggi sede del Consorzio del Naviglio Civico di Cremona. Venceslao sposò Annetta Corbari, figlia di Giuseppe, Imperial Regio e vice delegato provinciale. Dalla loro unione nacquero ben 14 figli. Sei morirono in tenera età mentre otto (cinque femmine e tre maschi) sopravvissero. Si chiamavano Alessandro, Angelo, Carlo, Emilia, Giuseppina, Luisa, Selene e Virginia. E' da Angelo Anselmi che discende l'attuale famiglia di proprietari (Baronchelli). Ed è da questa lunga storia e tradizione, tramandata di generazione in generazione, che deriva tutta la passione e l'amore della famiglia per questo luogo.  

Per tutti noi Farisengo significa prima di tutto Famiglia. Per questo motivo cercheremo sempre di far sentire come in famiglia anche gli ospiti del nostro Agriturismo nei dintorni di Cremona...

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Il giardino storico e i suoi punti di interesse

Giardino storico cremonese, quello di Farisengo è considerato “verde di rispetto” dal 1951. E' sicuramente tra i giardini più curati del territorio grazie a una continua opera di manutenzione che ha permesso il mantenimento del disegno naturale iniziale. Come tale è protetto dalle Belle Arti.   All'epoca del Catasto di Carlo V, nel 1551, è citata un'area chiamata “viridarium”. Si trattava di un orto botanico che doveva essere annesso al cascinale di Farisengo, denominato all’epoca “la possessione della corte”. Questo orto, delimitato da siepi, nel Cinquecento rappresentava un primo esempio di giardino organizzato. La presenza di un laghetto con proprie acque sorgive, due fontane, la casetta del pescatore e la casetta svizzera o del cacciatore, l’uccelliera, la ghiacciaia e la serra, risalgono invece all'Ottocento, essendo elementi tipici dei giardini italiani di quell'epoca. Dal “viridarium" al Giardino romantico dell’800... la storia  “botanica" di questo splendido parco a pochi Km da Cremona attraversa i secoli senza soluzione di continuità.

La Serra o Limonaia

La serra si presenta con decorazioni pittoriche tra l'ocra e il marrone, il gusto neogotico ai lati, con alcune arcate di gusto rinascimentale al centro. Ora il tetto che la ricopre è stabile mentre un tempo la serra rimaneva scoperta dalla primavera all'autunno e in inverno veniva ricoperta e riscaldata da una stufa per tenere riparate da eventuali gelate le piante più delicate, nonché per la tradizionale limonaia.  

Le essenze arboree

Il giardino storico esprime, proprio attraverso la presenza di alcune specie botaniche, il loro accostamento e la loro collocazione, le tendenze romantiche diffuse a Cremona e nell’intera provincia nell’Ottocento. Tra le specie botaniche si distinguono quelle esotiche decorative, come le piante di banano. Un gruppo di magnolie secolari si presenta sullo sfondo del prato che porta al laghetto, la macchia risulta imponente e particolarmente suggestiva soprattutto durante la fioritura di queste stupende piante di origine giapponese. Una storica “Sophora japonica” risulta essere tra le più caratteristiche del giardino per la sua forma, l’antichità ma soprattutto per la collocazione caratteristica lungo le sponde del laghetto. Di origine asiatica, a questa pianta è legato il simbolo della “perfezione nascosta” in quanto dai suoi fiori si estraevanosostanze medicinali con proprietà depurative. In un angolo del laghetto spiccano dei salici molto ornamentali della specie “Salix tortuosa” che si presentano particolarmente contorti nel fogliame. La restanti specie botaniche sono autoctone, alcune secolari e di grande pregio; spiccano dei platani centenari con tronchi di diametro di circa due metri, vi sono nella parte più a sud querce e sparsi qua e là carpini bianchi, ontani, ippocastani, tigli e frassini.

La casa dei pescatori e ponticello

Sulle sponde del laghetto vi è una piccola casa dei pescatori, ora ristrutturata. Poco più in là un ponticello da dove si gode una visione paradisiaca del laghetto e del giardino nel suo insieme.

La Ghiacciaia

Essendo la casa padronale abitata, anche per lunghi periodi, non poteva mancare la ghiacciaia, utilizzata per la conservazione dei cibi più deteriorabili. Questa si presenta di buone dimensioni e ben conservata dal punto di vista murario. Architettonicamente comprende una camera centrale e un “giro di lumaca”, quale corridoio di separazione termica tra l'esterno e l'interno. Una vera e propria cella frigorifera presente in molte regioni con nomi diversi.

La casetta svizzera o del cacciatore

In una posizione centrale a sud del parco, seminascosta dai tassi secolari e immersa tra cespugli di nocciolo e felci, è collocata una graziosa casetta detta “casetta svizzera” o “casetta del cacciatore”. Risultato di un gusto dell’epoca che, in chiave romantica, modificava il classico riferimento al “Genius loci” (di solito un tempietto presente nei giardini rinascimentali) proponendo dei motivi di ambientazione, quale quello alpino, confacenti al gusto del turismo d’élite europeo. All’interno della casetta sono presenti pitture semplici, legate alla cultura contadina. Dietro la porta vi è dipinto un curioso almanacco che permette di fissare un termine  cronologico (1831) grazie alla scritta in dialetto cremonese “Almanach de l’an MCXXXI sénsa sold sé paga nisun”. Casetta_svizzera_cacciatore_giardino_storico_cascina_farisengo_cremona

Il Tempio di Farisengo in memoria della battaglia romana del 69 d.C.

Alcune tesi localizzano proprio all’altezza di Cascina Farisengo - dove si trovava l’argine e il guado del fiume Po - una delle maggiori battaglie civili dell’antichità. Tale battaglia romana, avvenuta per la successione a Nerone, viene ricordata dagli storici come quella dei quattro imperatori. Stando agli scritti di Tacito e Plutarco, la battaglia si svolse nei territori di Cascina Farisengo, dove ora, in memoria dell'avvenimento, è stato eretto un tempio. La battaglia coinvolse Otone, con le legioni italiche e i pretoriani, e Vitellio, a capo delle legioni dalla Gallia e dalla Germania. Avvenne il 14 aprile del 69 d.C provocando oltre 40.000 morti. Negli scritti dello storico Plutarco, si narra di “una catasta di corpi che sfiora in altezza i frontoni del tetto” di un’ara votiva probabilmente divenuta, in loco, l’odierna santella mariana". Proprio per ricordare gli avvenimenti del 69 dC, il giorno dell'anniversario - sabato 14 aprile - Cascina Farisengo organizza, insieme all'associazione culturale CrArt, una camminta storica nel Parco del Morbasco e del Po. Contattateci saperne di più  

Battaglia romana

Dalla città di Cremona si estende un'area tradizionalmente chiamata Quartiere Battaglione che comprende i territori di Bagnara e in parte di Bonemerse e di Stagno Lombardo. In quest'area, va localizzata parte della prima Guerra Civile romana, la sanguinosa battaglia romana del 14 aprile dell’anno 69 d.C., fra i sostenitori di Otone e quelli di Vitellio, rimasta famosa nelle cronache di una decina di storiografi antichi.

 

L'anno dei quattro imperatori

Non a caso il 69 d. C. fu chiamato “l'anno dei quattro imperatori”, perché nel suo volgere Servio Galba, Marco Salvio Otone, Aulo Vitellio e Flavio Vespasiano si contesero con le armi la successione a Nerone. Cremona, allora centro fiorente di produzione cerealicola e commercio zootecnico, fu individuata dai contendenti come città-chiave per il dominio del mondo romano.  

La distruzione di Cremona

Nei mesi che seguirono la battaglia e la vittoria di Vitellio su Otone, le grandi manovre militari continuarono. In autunno, infatti, lo scenario politico-militare mutò: la disfatta toccò alle legioni di Vitellio, a opera di Vespasiano, ultimo contendente e vincitore definitivo. Questi era stato inviato da Nerone ad assediare Gerusalemme: lasciato il figlio Tito a terminare l'impresa, riuscì a farsi riconoscere come imperatore. Con lui inizia l'epoca della dinastia Flavia che termina nel 96 dC. Lo scontro decisivo culminò con l'assedio, la presa e la devastazione di Cremona, colpevole di aver patteggiato per Vitellio.  

Questo racconto ti ha interessato? Vieni a scoprire i luoghi della battaglia a Cremona e dintorni e visita il tempio di Cascina Farisengo!

Salame, mostarda e torrone, i festival autunnali di Cremona

L'autunno si apre per Cremona con una serie di appuntamenti "golosi" assolutamente da non perdere. Se il weekend del 14 e 15 ottobre, il centro città ospiterà il Festival della Mostarda, con assaggi gratuiti di prodotti artigianali locali e, in chiusura, l'ottimo Gran Bollito per tutti, dal 20 al 22 ottobre, Cremona è in festa per il ritorno di un altro protagonista della cucina tipica locale, il salame. A seguire, dal 18 al 26 novembre, la tradizionale Festa del Torrone, preceduta dalla fiera eno-gastronomicha Il Bont (11-14 novembre). Tanti buoni motivi per visitare la città e fermarsi qualche notte... magari proprio all'Agriturismo Cascina Farisengo.  

Mostarda, la regina dei bolliti

Il Gran Bollito cremonese è un secondo tipico della cucina di tutto il territorio. La carne utilizzata - almeno cinque tagli di carni diverse - viene preparata scegliendo tagli pregiati di manzo, vitello e gallina. La Mostarda è invece il condimento piccante contenente frutta o verdura candite tipico di Cremona. Caratterizzato da senape bianca o da mosto di vino, il suo primo documento in associazione a Cremona risale al 1604.  

Onore al Salame cremonese

Il Salame Cremona IGP (Indicazione Geografica Protetta) è frutto di una sapiente lavorazione di carne suina selezionata, aromatizzata con sale, aglio pestato e insaccata in budello naturale. La lavorazione di salumi e insaccati è un'arte che interessa tutto il territorio e i dintorni. Il salame di Cremona è però un prodotto "speciale" e per questo motivo le associazioni del territorio hanno deciso di dare vita alla prima edizione della Festa del Salame, dal 20 al 22 ottobre, nelle strade del centro città.    

Tutti in festa per il torrone

Uno dei prodotti tipici di Cremona è il torrone, un dolce principalmente natalizio composto da un impasto di albume d'uovo, miele e zucchero ed è farcito con mandorle, noci, arachidi o nocciole. Secondo la tradizione cremonese, il primo torrone sarebbe stato servito il 25 ottobre 1441 al banchetto per le nozze, celebrate a Cremona, tra Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti. Il nuovo dolce, sempre secondo la tradizione, venne modellato riproducendo la forma del Torrazzo, la torre campanaria della città, da cui avrebbe preso il nome. Ogni anno, il mese di novembre è dedicato a questo prodotto straordinario, con una festa che dura 10 giorni e si caratterizza per un calendario ricchissimo di appuntamenti, iniziative ed eventi. Il tema di questa edizione 2017 è “La gola” in omaggio al girone dell'Inferno dantesco.

Farisengo: territorio, nome e origini longobardi

Il territorio di colonizzazione romana, come ancora dimostrano le tracce delle centuriazioni, nel VII secolo fu sede di un insediamento di Longobardi.  

Il nome Farisengo proviene dai Longobardi

L'etimologia del nome “Farisengo” è di chiara origine longobarda. Va letto come Fara (il clan longobardo), engo (da arengum ovvero accampamento) e is (letteralmente ferro e per estensione guerriero come ricordano i nomi germanici di Isolda e Isotta). Da qui, Farisengo come “accampamento di tribù guerriera”.  

Fara: qualche curiosit

La fara era l'unità fondamentale dell'organizzazione sociale e militare dei Longobardi. Essa era costituita dall'aggregazione di un gruppo omogeneo e compatto di famiglie. Era in grado di organizzarsi in contingente con funzioni militari di esplorazione, di attacco e di occupazione di territori durante le grandi migrazioni che condussero il popolo longobardo. Un'altra interpretazione sottolinea maggiormente il ruolo di unità militare della fara. In accordo con l'etimologia, un altro storico propende per una definizione della fara come di "associazione in marcia". Questo includeva, accanto ai guerrieri, tutti gli affini non combattenti (donne, vecchi, bambini, schiavi, perfino bestiame). Paolo Diacono invece parla di "farae" come stirpi o linee di discendenza. [Fonte: wikipedia]