Civiltà contadina: la casa e la vita in cascina

Civiltà contadina: la casa e la vita in cascina

Civiltà contadina e vita in cascina fino agli anni ’50…. Com’era? Cosa facevano i nostri nonni e bisnonni?
Ecco qualche prima informazione a cura di Cascina Farisengo. Qui è stata realizzata una casa museo per mantenere viva la tradizione.

 

La casa contadina

La tipica casa contadina era disposta su due o tre piani.
Al piano terreno la stanza nella quale si entrava dall’esterno era la cucina. Qui si cucinavano e si consumavano i pasti, mentre il resto della giornata si trascorreva all’aperto.

Di solito, dietro la cucina c’era un’altra stanza con pavimento in terra battuta nella quale si riponevano gli attrezzi da lavoro. Qui si appendevano i salami per l’invecchiamento e a volte si tenevano le gabbie per i polli che durante la giornata razzolavano nell’aia. Qui si conservavano le sementi per le verdure dell’orto, i contenitori dello strutto e tanti altri oggetti che potevano servire…

 

Frequentemente, la seconda stanza era utilizzata per l’allevamento di bachi da seta (cavalèer) che quando crescevano venivano deposti in ampi graticci di canne (arèle) una sopra l’altra a scala.

Al primo e secondo piano erano situate le camere da letto alle quali si accedeva con scale di mattoni o di legno molto ripide.

La cucina

La cucina era il fulcro della casa. Era arredata in modo semplice: al centro, il tavolo era l’appoggio per mille lavori della casa, coronato da sedie di legno con sedile di paglia intrecciata.

Un mobile sempre presente in cucina era la madia (màadena) che conteneva, in scomparti diversi, la farina bianca e quella gialla. Con la farina bianca la donna di casa preparava quotidianamente la pasta mentre la farina gialla con acqua e sale erano gli ingredienti per ottenere la polenta.

A proposito del largo uso della farina gialla di granoturco bisogna ricordare che, nell’Ottocento, le famiglie contadine si nutrivano prevalentemente di polenta, cotta o non cotta, appena scodellata o abbrustolita sul fuoco… Anche da qui si capisce la gioia dello scartussà!

La madia

La camera da letto

Le camere da letto erano ai piani superiori. Il pavimento fatto con tavelle di cotto aveva quasi sempre anche una o più tavelle di legno che era possibile togliere. Questo per mettere in comunicazione la stanza con la cucina di sotto e permettere il passaggio di calore da sotto a sopra.

Nei letti, la sera d’inverno, venivano posti degli scaldini o scaldapreti. Erano intelaiature di legno arcuate unite con due assicelle e lamiera che tenevano sollevate le lenzuola mentre lo scaldino ripieno di brace scaldava il letto.

Uno scaldaprete

 

Nelle camere di solito, oltre al letto, avevano una cassapanca dove venivano custodite le lenzuola, le coperte e altra biancheria. C’era poi il cassettone, dove veniva riposta la biancheria intima di tutti i membri della famiglia e nascoste in fazzoletti le gioie della donna. Anche un armari, armadio per i vestiti della festa il mantello per l’inverno e le scatole delle scarpe. Infine, un trepiede con un catino, una brocca e un secchio smaltati di bianco. Tale corredo per lavarsi le mani era sempre pronto in camera in caso di visita del medico a qualche ammalato della famiglia.

 

Vuoi scoprire come vivevano i nostri nonni?
Visita la casa-museo contadino di Cascina Farisengo

 

Potrebbe interessarti anche:

Bachicoltura e filatura della seta

Salva

Salva

Chiudi il menu